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Edimar, un martire brasiliano

Un martire dei nostri giorni

Si veda anche la presentazione più ampia, in questa scheda, tratta da Tracce di luglio-agosto 2004.

Tra le bande ragazzini di Brasilia, dove la vita non vale niente. Storia di Edimar e della sua scoperta: la novità promessa dai cristiani inizia già ora.

una immagine di Edimar

Samambaia significa "città delle felci". Ma dietro l'immagine poetica c'è la realtà di una delle squallide città-satellite di Brasilia, la metropoli gigantesca, un milione e mezzo di razze miste. Samambaia è il gran quartiere dove il governo ha stipato pochi anni fa i descamisados, gente abituata a convivere con il delitto e la disperazione. Qui i banditi non sono personaggi da romanzo, ma ragazzetti magri, svelti e sospettosi come cani. Tra quei casermoni tirati su in fretta, brulica una gioventù che aguzza l'ingegno per sopravvivere con ogni mezzo. Una vita di banda, dove i più giovani (14-16 anni) imparano presto ad obbedire agli ordini dei più grandi: ci sono cruzeiros e protezione se esegui a dovere il furto, lo spaccio, l'omicidio. La vita vale niente, lo san bene quei ragazzini randagi che hanno la paura della lucertola - fanno gli sbruffoni con le grandi pistole, hanno già occhi invecchiati nella droga e nell'alcol.

La prima regola per campare è non tradire. Oppure tradire di continuo, ma devi essere sicuro di far fuori l'ex-amico un attimo prima che sia lui a raggiungerti. In questo basso circo del sospetto e della violenza hanno un ruolo anche i poliziotti. I ragazzini lo sanno - fanno i ruffiani, le spie e non si fidano di loro. Il governo ha messo anche le scuole a Samambaia. Naturalmente. Al mattino i ragazzini stanno lì, un po' ebeti, ma almeno al sicuro.

Seme, Semia

Tra gli insegnanti, in una delle scuole, è arrivata da poco Semia. Viene da Belo Horizonte, dove ha incontrato CL.

Il cristianesimo a Samambaia per i più non è nemmeno un ricordo. Semplicemente non esiste. Semia si mette a insegnare e alcuni ragazzi si accorgono di lei. Niente di speciale, o forse sì. Ci sono tante altre persone più importanti", da rispettare, da servire per sopravvivere.

Ci sono i furti da fare, gli sgarri da far pagare, ci sono tutte le occupazioni della banda. Ma adesso c'è anche lei, che ha un nome che somiglia alla parola "seme", quasi invisibile. E tutto come prima, ma Edimar e i suoi compagni si accorgono di lei.

Edimar ha sedici anni, lui e la sua banda ne hanno combinate molte. Già da tempo vive randagio, passando da una casa all'altra dei suoi compagni perché è continuamente minacciato di morte, per un motivo o per l'altro. i suoi genitori sono chissà dove, in un punto del quartiere alveare a tirare a vivere, hanno paura e questo basta a far dimenticare il figlio, ad abbandonarlo nelle braccia piene di notte di Samambaia.

"Questa Semia ha qualcosa di speciale" deve aver pensato Edimar. "E adesso a questi cosa dico?" deve aver pensato Semia. Fatto sta che la banda ha iniziato ad andare a Scuola di comunità.


Cosa sono un pugno di parole cristiane nei cuori di ragazzini di Samambaia? Cosa possono ottenere le parole di sacerdote italiano ripetute nell'ombra di quei palazzoni, nell'ombra della paura e della consuetudine? Che effetto possono avere quei nuovi pensieri, quel nuovo accento in mezzo a tutti i mezzi pensieri, a tutti gli scatti d'istinto, ai calcoli svelti di ragazzini-bandidos?

Semia e i suoi nuovi amici non hanno indugiato. Si sono messi a leggere quel che era loro successo incontrandosi, si sono messi a leggere l'avvenimento che si era ripetuto tra loro. - Ogni sabato Edimar viene dai suoi rifugi, dopo aver avvisato i suoi e anche altri nuovi compagni, e sta alla scuola di comunità.

Quel qualcosa di speciale intraveduto in Semia inizia a farsi un poco più chiaro. Quel gergo cristiano inizia a farsi largo nella testa e nel cuore di chi ha usato finora solo il dialetto della violenza; le parole forti e fragili come quel volto e quella presenza di amica professoressa iniziano a trasformarsi in sentimento, in sorpresa, in sguardo anche per Edimar e per i suoi.

Sta succedendo qualcosa; Edimar lo capisce. Ogni volta s'incanta quando gli leggono questi versi: "A forza di guardare il cielo/ i nostri occhi che erano neri/ sono diventati azzurri". E chiede a Semia: "Anche i miei, che sono così pieni di nero, diventeranno chiari?".

Nelle strade di Samambaia Edimar non ha mai avuto tempo per guardare un cielo così troppo lontano dai suoi traffici, deve stare attento alle spalle - ma adesso il cielo si è abbassato all'altezza dei suoi occhi neri.

Lo può guardare, come si guarda dentro a una persona amata. Per Edimar l'azzurro non è più solo una promessa poetica, non è solo un futuro da ammirare pieno di dolorosa trepidazione; l'azzurro è già qui, come un amore che sostiene, nei suoi giorni ancora pieni di disastri; è già tra le cose visibili, toccabili come il selciato della strada, la voglia di andare a scuola, il saluto degli amici e il calcio della pistola che ha deciso di non usare più.


L'ultimo sabato di luglio, dopo Scuola di comunità, Edimar va ad una festa. Non avrebbe mai pensato di incontrare proprio lì il suo protettore, proprio quello che lo cercava e che sentendosi tradito non lo aveva più in simpatia come un tempo.

Il ragazzo più grande chiama Edimar, tira fuori una siringa e davanti a lui e a tutti gli altri si inietta la droga. È una sfida, un segno di superiorità, un modo per ricordargli la legge dell'esistenza delle bande. Mentre attende che la sostanza faccia effetto, il protettore estrae la pistola e tende il braccio verso Edimàr:

"Mostra che sei ancora dei nostri" sembra dirgli con quel gesto. E gli ordina di raggiungere un suo nemico e di ammazzarlo.

Edimar dice che non ammazzerà nessuno, più nessuno. Il protettore va su di giri - è una disubbidienza grave, che va subito punita e con disprezzo, come si usa tra quelli di Samambaia: "Se non vuoi ammazzare più nessuno, allora tanto vale che tu stesso ti ammazzi", intima.

Ma Edimar non cede. Non rivolta l'arma contro se stesso, perché, come ha visto e imparato con Semia, la vita è un dono del Signore, è un Altro che mi fa. Questo è troppo per il protettore. E inammissibile che quel ragazzetto, proprio quello che era tra i più fidati, gli resista, e opponendosi cosi, senza usare violenza, abbatta d'un colpo tutta la legge delle bande, la legge della vendetta e del potere. Scarica tutti i colpi della pistola su Edimar, sui suoi sedici anni.

Nella città delle felci e degli occhi neri pochi sanno cos'è un martire e di avesse uno tra loro. Per quasi tutti la vita prosegue angustiata e pericolosa. Ma a quei pochi, agli amici di Edimar, non venite a raccontare che il cristianesimo è una bella promessa che si realizza nell'aldilà o che Dio è come un cielo lontano: loro l'hanno visto il sangue di Edimar, hanno visto che i suoi occhi si stavano facendo più chiari. E che può assomigliare a Cristo anche uno dei tanti ragazzini delle bande di strada.

tratto da Tracce, settembre 1994, pp. 28/30

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