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Francis, martire

Storia di un giovane ugandese,
ucciso perché testimoniava l'incontro che gli aveva cambiato la vita

di Stefano M. Paci


Gli Atti dei martiri? Non sono libri, commoventi ma polverosi, che si sono chiusi per sempre dopo le persecuzioni dei primi secoli. Francis, per esempio. È morto in Uganda il 22 novembre 1982. Alcuni mesi prima papa Giovanni Paolo Il aveva detto a don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione: "Voi siete senza Patria".

Francis

Un testimone ha così raccontato gli ultimi momenti di Francis: "I soldati, che qualche settimana prima lo avevano ripetutamente minacciato perché non volevano che andasse in chiesa e si ritrovasse con gli amici a meditare la parola di Dio, vennero a prelevarlo a casa sua. Prima lo colpirono ripetutamente con calci e con pugni, poi lo legarono assieme a suo padre e al fratello. Alla fine eravamo sei uomini legati l'uno all'altro. Ad un certo punto dei cammino i soldati iniziarono a picchiarci, e uno di loro colpì con un calcio la spina dorsale di Francis che si accasciò. Lui tentò di alzarsi ma non poteva. "Madonna, madre mia, sto morendo innocente", disse. Alla fine riuscì ad alzarsi con grande difficoltà. Camminò per pochi passi, ma cadde per la seconda volta. "Non riesco più a sopportare tutto ciò", disse, "non riesco più a muovermi. Dio mio, sto morendo senza ragione". I soldati gli si avvicinarono e gli chiesero: "Sei stanco?". "Sì" rispose Francis. Allora lo slegarono e andarono a prendere un pezzo di legno e lo colpirono sulla schiena il più forte possibile. Lo misero a testa in giù, continuarono a picchiarlo e lo accoltellarono. A questo punto non riuscii a guardarlo. Potevo solo sentire che continuavano a picchiarlo. Ho sentito le sue parole: "Signore, perdona loro. Io sto morendo senza motivo. Non so niente. Signore, perdonali. Gesù è stato trattato nello stesso modo". Allora mi voltai e vidi che era morto,,.

Morire perdonando

Francis, come ha poi raccontato il suo parroco, era stato denunciato da nemici della Chiesa che non sopportavano il suo successo nel proporre il cristianesimo. La gente era affascinata da come quel giovane maestro elementare, che era da poco diventato catechista della parrocchia, parlava dei cristianesimo. La fede in Gesù Cristo non era più un affare "dei preti e dei missionari", ma interessava la vita quotidiana: Francis ne era la testimonianza. Tutto era cominciato nel 1981 quando, nell'Uganda in guerra, Francis aveva incontrato il movimento di Comunione e liberazione, che in Uganda si chiama Cristo, comunione e vita. "Francis era così entusiasta di quell'incontro" racconta oggi l'iniziatore del movimento in Uganda, padre Pietro Tiboni, ,che non faceva che parlarne a colleghi ed amici. "Ho conosciuto una cosa grazie alla quale la mia vita è diventata affascinante" diceva. E la gente rimaneva stupita. E aveva iniziato a condividere con lui la vita della comunità cristiana".

Ma in quel periodo a Kassala, dove viveva Francis, c'erano i ribelli di Yoweri Museveni, oggi presidente della Repubblica. Nella zona, ogni attività veniva vista con sospetto dalle truppe governative di Milton Obote. Francis era conscio dei pericolo che correva. Ma, nonostante le difficoltà, continuava a testimoniare in ogni occasione la fede cristiana, attento ad ogni bisogno della gente che sempre più intensamente si rivolgeva a lui. A chi lo metteva in guardia, rispondeva: "Il movimento mi è così caro che non posso evitare di proporlo, anche se questo mi mette in pericolo". E alla madre, preoccupata delle minacce dei soldati, aveva risposto: "Se mi vogliono arrestare, facciano pure: io non faccio nulla di male. Vado a pregare, a ricevere il Signore e a meditare la parola di Dio con gli amici". Ogni giorno, attraversando zone pericolose, Francis percorreva la strada che da casa lo conduceva alla missione dove viveva padre Norberto, il sacerdote che gli aveva fatto incontrare il movimento di CI. Da lui aveva appreso la preghiera di consacrazione alla Madonna, composta da padre Tiboni, che ogni membro del movimento in Uganda ripete quotidianamente. Anche quando venne arrestato, Francis iniziò a recitarla. Ma i soldati si infuriarono, perché credevano che con la preghiera Francis stesse invocando la maledizione di Dio su di loro. E mentre lo battevano ferocemente lui, attraverso l'atto di consacrazione, offriva la sua vita alla Madonna. Aveva scritto, pochi giorni prima, in una lettera: "La gente ci dice: "Voi siete completamente diversi dagli altri, sia nel parlare, sia nel modo di comportarvi". E così quelli che scoprono questo nostro modo di agire si uniscono a noi. E sono contenti".

I testimoni

Spiega oggi padre Tiboni: "Ad accusare Francis di essere in combutta coi ribelli è stato un gruppo religioso che voleva eliminare la presenza cattolica dalla regione, e Francis, con il suo entusiasmo e la sua freschezza, era un ostacolo a questo progetto". L'accusa che scagliarono contro Francis, denunciandolo ai militari, era di essere in combutta con i ribelli. "Così sei uno di quelli che insegnano ai guerriglieri" gli gridavano i soldati mentre lo colpivano. "lo insegno ai bambini, non ai guerriglieri, che non so assolutamente dove siano" rispondeva Francis. Più tardi, terminata la guerra civile, è stato ufficialmente confermato che molti leaders cattolici sono stati eliminati senza motivo. Martiri della fede? Alcuni di loro certamente, per altri resta la domanda. Come per Francis. È stato ucciso "in odium fidei", cioè per odio nei confronti della fede, come chiede la Chiesa per riconoscere un martire, o solo perché accusato di sostenere la guerriglia? "Difficile dirlo", spiega padre Tiboni. "Non è stato possibile raccogliere molte testimonianze su Francis. Qualsiasi ricerca, in quel periodo di guerra, sarebbe risultata sospetta e avrebbe messo in pericolo delle persone. Nel frattempo alcuni testimoni sono morti, altri sono espatriati: adesso, forse, si potrebbe iniziare un lavoro più serio". Una ricerca che potrebbe consentire di aggiungere un'altra pagina a questi nuovi Atti dei martiri scritti con il sangue dei cristiani contemporanei.

Ma la storia di Francis, negli ultimi anni, ha valicato i confini dell'Uganda. E c'è chi parla di un miracolo che sarebbe avvenuto per intercessione del giovane maestro di Kassala. Francesco M., consulente informatica, vive a Torino e ha 29 anni. Ne aveva 19 nel 1984, quando la sera dei 15 febbraio ebbe un gravissimo incidente stradale. Fu necessario l'intervento dei pompieri per estrarlo dall'autovettura distrutta. Ai medici le sue condizioni apparvero subito serissime. Emorragie, lesioni, fratture multiple: Francesco entrò in ospedale in coma grave. Nei giorni successivi peggiorò ulteriormente. Era comparso un grosso edema cerebrale che comprimeva il cervello. <,Quando andai a trovarlo" ricorda oggi don Primo Soldi, responsabile della comunità cristiana di cui fa parte Francesco "rimasi impressionato. Chiesi agli amici della comunità di iniziare una novena per lui. Avevo saputo la storia di Francis, dei suo martirio per la fede e di come avesse perdonato gli assassini che lo stavano uccidendo, offrendo la sua vita alla Madonna attraverso la preghiera di consacrazione. Da alcuni giorni avevo messo la sua foto vicino al tabernacolo nella cappella del pensionato universitario in cui celebravo messa. La novena per Francesco la compimmo nel santuario della Consolata, implorando l'intercessione di Francis per una guarigione che allora sembrava impossibile,,. Invece passarono due giorni e Francesco uscì dal coma. "Rimanemmo tutti stupiti" spiega Gisella Viero, all'epoca insegnante di Francesco. "Dopo la tac, i medici non avevano lasciato speranze. E avevano detto che nel caso di una improbabile guarigione ci sarebbero comunque stati danni cerebrali. Al contrario, Francesco stava benissimo. E, appena ripresosi, con una serietà che non gli conoscevo, esclamò: "Se sono ancora qui, è perché qualcuno mi ha aiutato"".

Ricorda oggi Francesco: "Il pensiero più caro che ho conservato di quell'esperienza è la percezione della presenza di un angelo custode. Appena mi sono risvegliato ho avuto la certezza che tutto era andato bene. Che qualcuno mi era stato vicino". Il medico legale, benché ateo, di fronte alla repentina guarigione di Francesco gli disse stupito: "Lei è stato miracolato".

La persecuzione del mondo

Adesso le cartelle cliniche di Francesco sono nelle mani di alcuni medici specialisti. Che stanno esaminando se si può davvero parlare di guarigione scientificamente inspiegabile. Aveva scritto molti anni fa padre Tiboni, per presentare l'esperienza appena iniziata del movimento di Comunione e liberazione in Uganda: "A volte, se siamo discepoli di Cristo, ci può anche essere richiesto di dare testimonianza con la nostra vita: questo è chiamato martirio. I cristiani che conservano la loro fede dentro loro stessi o la tengono chiusa dentro la chiesa non vengono perseguitati dal mondo perché quando sono nel mondo nascondono la loro fede. Essi sono diventati come sale insipido e non hanno alcun valore per la salvezza della gente. La testimonianza di fede deve essere data nel luogo dove viviamo e lavoriamo". Proprio quello che ha fatto Francis.

Da 3OGIORNI, N. 10 - OTTOBRE 1994, pp. 62/3.