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S.Monica, madre di Agostino

Paola Bergamini

Storia di una donna che ha dedicato la vita ad educare i figli. E di un primogenito ribelle che per anni la fa impazzire, rinnegando quella Verità che già «dalla fanciullezza mi era penetrata fin nelle midolla...». Lei non lo abbandona mai. Ma soprattutto non smette mai di domandare. Fino al dono più grande. Seconda puntata del nostro viaggio tra i santi in famiglia

«C'era con noi mia madre ai cui meriti spetta tutto ciò che vivo», scrive Agostino nel 386 nel De beata vita. Ciò che vive è la grazia dell'incontro con Cristo. Agostino ha 32 anni. E Monica, sua madre, per vent'anni aveva pianto e pregato per quel figlio così amato, che fino ad allora aveva rifiutato la Verità.

S.Monica, mosaico

La storia inizia in una data precisa: il 354. Allora, Monica non sa ancora cosa il Signore ha in serbo per lei: la santità sua e di quel figlio che diverrà pietra angolare per la Chiesa. È appena terminata la liturgia domenicale, Monica assapora l'aria profumata che arriva dai boschi che circondano la città, Tagaste, nella Numidia proconsolare (l'odierna Tunisia e parte dell'Algeria; ndr), a meno di cento chilometri dal mare. È felice, come tutte le volte che partecipa alla vita della comunità cristiana. Così l'hanno educata: forte nella fede in Cristo, dentro l'alveo della Chiesa cattolica. C'era stato un periodo, in cui in città serpeggiava l'eresia donatista: si auspicava un rigorismo morale estremo, una Chiesa solo per i giusti dove non c'era posto per i peccatori. La sua famiglia non vi aveva aderito, anzi, era rimasta un «membro sano» della Chiesa, una casa di credenti. Monica ricorda quel periodo burrascoso, quante persone, anche amici si erano allontanati. «Ma Cristo è venuto per la salvezza di tutti», pensava. E la sua fede si era rinsaldata. Nel 349, infine, la battaglia era stata vinta. Allora Monica aveva 18 anni. Ora ne ha 23, ed è incinta. Accelera il passo verso casa. Non le piace fermarsi a perdere tempo in chiacchiere e pettegolezzi. Molte donne la invidiano: Patrizio, il marito, la tiene in grande stima, non la picchia - fatto abbastanza usuale all'epoca - è orgoglioso della sua ?signora?. Eppure Patrizio è pagano, ha un temperamento impetuoso e la tradisce. Monica lo sa, ma è certa che attraverso di lei potrà avvenire la sua conversione. Prega e quando vede che il momento è opportuno gli parla di quel Dio che la rende così felice. Patrizio nel 371 chiederà il Battesimo. Morirà quello stesso anno.

Il 13 novembre 354 nasce Agostino. Dopo di lui arrivano altri due figli: Navigio e Perpetua. Appena nato, Monica segna il primogenito con la croce di Cristo mediante l'iscrizione tra i catecumeni della Chiesa cattolica. Si dedica totalmente alla sua educazione. Gli trasmette la sua fede viva in Cristo, gli comunica la convinzione della presenza di Dio padre. Agostino scriverà spesso di «quella religione che mi fu inculcata fin dalla fanciullezza e che m'era penetrata fin nelle midolla».

Monica è lungimirante: Agostino ha bisogno di una buona formazione culturale. Fede e cultura: entrambe portano alla felicità. Come scriverà Jean Guitton: «Se vuoi essere cristiano, hai il dovere di essere intelligente». Agostino frequenta la scuola di Tagaste e poi di Madaura. È uno studente brillante. Troppo. A 16 anni è in piena crisi adolescenziale. Gli piace divertirsi. Monica prega per lui e cerca di ammonirlo. Non l'ascolta. Nel 371, per continuare gli studi si trasferisce a Cartagine, culla letteraria. Ha una vita dissennata tra spettacoli e amori, «non amavo ancora, ma amavo di amare». Sporadicamente va in chiesa, dove conosce una donna cristiana (Agostino non dirà mai il suo nome; ndr) a cui si lega e da cui ha un figlio: Adeodato. Nella sua ricerca affannosa della Sapienza, abbraccia la dottrina manichea.

E Monica? Monica con enormi sacrifici economici, essendo morto Patrizio, lo mantiene fino al 374, quando Agostino torna a Tagaste per insegnare Grammatica. Bussa alla sua porta, con sé ha la compagna e il figlio. Le racconta della nuova dottrina. Monica non lo sopporta e gli chiude la porta in faccia. Non ammette le scempiaggini manichee e in casa ha altri due figli da educare. Agostino trova alloggio da un lontano parente. Ma dove si sta perdendo quel figlio così amato?

Monica chiede a Dio cosa fare. E la risposta arriva di notte, in sogno: lei ritta su un regolo di legno con accanto Agostino. Il giorno dopo lo racconta al figlio e gli dice che può tornare con la compagna e il figlio a casa. Agostino esulta: «Vedi che devi stare con me?», ma lei, arguta, gli risponde: «Nel sogno non mi fu detto: là ove è lui sarai anche tu; ma là ove sei tu sarà anche lui».

Ma tutto sembra andare contro il sogno. Agostino fa proseliti e si allontana sempre di più dalla verità. Monica cerca aiuto presso un vescovo saggio. Questi si rifiuta: non è il momento, non lo ascolterebbe, ha la mente troppo annebbiata. Lei insiste e lui: «Sta in pace! Non può succedere che il figlio di così tante lacrime vada perduto».

Quella sera al porto

Agostino torna a Cartagine e Monica non molla. Si divide fra le due città, fra le due famiglie. Non smette di pregare. Sa che la sua presenza è importante per il figlio, anche se non condividono quasi più nulla. Agostino è sempre più insoddisfatto: la dottrina manichea non risponde alle sue vere domande. Medita di andare a Roma e a Milano: là, è sicuro, tra i grandi professori troverà la via della Sapienza. E la famiglia? Non ha dubbi: ci penserà Monica. Ma la madre non è d'accordo, ha paura di quel viaggio. E Agostino l'inganna. La sera della partenza lei lo raggiunge al porto. Lui la tranquillizza: «Non ti preoccupare, sono qui solo per salutare un amico. Vai in quella chiesa a pregare. Io ti raggiungo presto e torniamo insieme». Mentre lei è inginocchiata davanti all'altare e prega per quel figlio, lui salpa. Non la saluta nemmeno. A Monica ci vuole poco per capire l'inganno: la banchina è vuota, all'orizzonte vede la nave. Impreca: anche questo le ha fatto. Ora dovrà pensare alla donna e al nipote. Rientra in chiesa e si prostra a terra: piange e prega. Solo il suo Dio la può comprendere e aiutare. «Le lacrime di una tale donna che ti chiedeva la salvezza dell'anima di suo figlio, avresti potuto sdegnarle tu, che così l'avevi fatta con la tua grazia, rifiutandole il tuo soccorso?».

A Roma Agostino si ammala gravemente fino quasi a morire. Nell'autunno del 384 ottiene la cattedra di Retorica a Milano. L'anno seguente, Monica lo raggiunge. Insieme a lei c'è la donna cristiana, il nipote Adeodato, il figlio Navigio e altri amici e cugini. La famiglia è ricomposta. Ma soprattutto lì l'attende una sorpresa: Agostino non è più manicheo. Certo, non è ancora cattolico, ma lei è certa che qui troverà la strada. «Credo in Cristo che prima di migrare da questo mondo ti avrò veduto cattolico convinto».

La Chiesa milanese è una comunità viva e a guidarla c'è Ambrogio. Monica ne ammira la forza culturale, la passione per il popolo. Lo segue in tutto anche quando, contro ogni tradizione, lui proibisce le cerimonie troppo fastose per i defunti. Lei obbedisce. Monica è in prima fila ogni domenica ad ascoltare le omelie del vescovo. E ne parla al figlio. Agostino attraverso di lei inizia a tentennare della filosofia scettica che aveva cominciato a seguire.

Un fatto lo spiazza. L'imperatrice Giustina richiede la Basilica Porziana per il vescovo ariano Mercurio. Ambrogio si rifiuta e con il popolo si rinchiude giorno e notte nella basilica. Il Dio di cui parla Ambrogio è una presenza che salva, che indica la via. Agostino vuole conoscerlo, stare con lui. Si avvicina alla verità. Riconosce l'autorità divina delle Scritture e la validità del credere. La Grazia ha operato: si converte. Quando lo comunica a Monica lei esulta e «cominciò a benedirti. E mutasti il suo lamento in gaudio». Rimane l'esigenza di mettere a posto la vita coniugale. Ma il Signore opera per vie «mirabili e segrete». La donna di Agostino decide di consacrarsi a Dio tornando in patria. Solo Monica ne comprende il sacrificio. Ora lui può ricevere il Battesimo. Nell'autunno del 386, con la piccola comunità di filosofi che lo segue, Agostino si ritira a Cassiciaco. Con loro c'è Monica. Li assiste nei bisogni quotidiani ed è ammessa alle loro dispute. E interviene con la saggezza della sua fede, lasciandoli a volte a bocca aperta.

Il Battesimo

La notte del 24 aprile 387, Sabato Santo, Agostino, Deodato e Alipio ricevono da Ambrogio il Battesimo. Tutto il popolo è presente. Monica in prima fila, con le vesti bianche in mano, sul piano del calpestìo della vasca, attende i tre rinati in Cristo.

L'estate dello stesso anno tutta la famiglia riparte per Tagaste. Si fermano a Ostia Tiberina per imbarcarsi. Qui il Signore fa il dono più grande a Monica. Una sera, madre e figlio sono appoggiati a una finestra contemplando le stelle del firmamento. E parlano. Solo Agostino può descrivere quel momento di estasi e comunione: «Cercavamo fra noi, alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore dell'uomo. Aprivamo, avidamente, la bocca del cuore al getto supremo della tua fonte, la fonte della vita, che è presso di te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta». Per Monica tutto è compiuto.

Il giorno dopo si ammala. Dopo solo nove giorni muore. Agostino la fa seppellire presso la chiesa di Santa Aurea in Ostia Antica. Nel 1430 il suo corpo viene traslato nella chiesa di Sant'Agostino a Roma.

Tratto da Tracce N.11, Dicembre 2009