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riflettendo sulle preghiere di indulgenza

in particolare quelle di S.Brigida e la coroncina della divina misericordia

Vi è un aspetto comune alle due devozioni: 

  • la preghiera è rivolta a Dio Padre
  • la Sua misericordia è invocata facendo forza sulla sofferenza di Gesù Cristo nella Sua passione

In effetti la passione di Cristo ha due risvolti:

  • da un lato (da Dio verso l'uomo, come opera del Dio-Uomo) è la manifestazione dell'amore di Dio, di quanto il Padre tenga a noi (nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i propri amici); non era infatti necessario che la salvezza passasse attraverso la passione e morte del Figlio fattosi Uomo;
  • dall'altro (dall'uomo verso Dio, come opera dell'Uomo-Dio) essa è comunque riparazione della giustizia violata dal peccato originale.
Nel primo senso è Dio che cerca di convincere l'uomo, nel secondo l'uomo (in Cristo) che cerca di convincere Dio.

Ora le preghiere di S.Brigida e suor Faustina sembrano sottolineare il secondo aspetto (nella linea, più giuridica, del Cur Deus homo di S.Anselmo): il Padre sembra venir visto come un Giudice giusto, la cui volontà andrebbe piegata sbattendogli in faccia, per così dire, l'inoppugnabile argomento che un Altro, a Lui sommamente caro, ha sofferto e pagato, più che esaurientemente, per noi.

In realtà il Padre, oltre e più ancora che giusto, è misericordioso: vuole il nostro bene più, molto più, infinitamente più di quanto lo vogliamo noi. Quello che in fin dei conti ci chiede è di lasciarci salvare. Siamo noi i carnefici di noi stessi, Lui è semplicemente rispettoso del nostro libero arbitrio, pronto ad approfittare di ogni suo pertugio (la svista di cui parlava Adrienne von Speyr).

Perché allora Gli dobbiamo chiedere di avere misericordia di noi e del mondo intero per i meriti della passione di Cristo? La passione di Cristo è un dato oggettivo, avvenuto: allora basta. Basta in tutti i sensi: non c'è altro da fare, è sufficiente quella oggettività avvenuta nel passato...

Evidentemente non è così: ricordiamo al Padre quel sacrificio, non perché Lui rischi di dimenticarsene, ma perché noi corriamo questo rischio. E, pur essendo e restando un sacrificio Suo, di Cristo, nella misura in cui ne facciamo seriamente memoria presentandolo al Padre come motivo adeguato del nostro riscatto dalla pena infernale, quel sacrificio diventa un po' anche nostro. Anzitutto nel senso che siamo aiutati a ricordare a quale prezzo siamo stati riscattati e amati. Accettando quindi con un po' meno ribellione le sofferenza e i sacrifici che la vita ci chiede. Aderendo con più decisione alla Sua iniziativa nella concretezza della realtà.

riflessioni sulla preghiera di S.Brigida

Esiste una precisa logica nelle sette preghiere:

  • la prima riguarda il peccato di intemperanza (il p. dei giovani)
  • le altre peccati pienamente consapevoli: la volontà di non-dipendenza (agonia nel Getsemani: p. del cuore)
    • nel suo risvolto carnale-materiale (flagellazione alla colonna: p. della carne)
    • nel suo risvolto spirituale (incoronazione di spine: p. dello spirito)
    • nel suo risvolto dinamico-operativo (cammino verso il Calvario sotto il peso della Croce)
  • fino all'estremo, supremo sacrificio di sé, ricomprensivamente riparatore di ogni peccato, proprio e altrui.
  • da ultimo si chiede di essere resi sacramentalmente partecipi della Redenzione: del sangue (che purifica dalla colpa, inebriando, direbbe Ignazio) e dell'acqua (che lava dalla pena, anche qui in linea con l'Anima Christi ignaziana).

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