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Può un cattolico attacare il Papa?

Può un cattolico criticare il Papa? Dipende. Un conto è 1a) criticare (con benevolenza e spirito costruttivo), 1b) su questioni non dogmatiche, ad esempio su certe implicazioni politiche della fede, altro conto è 2a) attaccare (con astio e malevolenza) 2b) accusando il Papa di essere eretico. La prima cosa è legittima, la seconda, per un cattolico, no.

criticare non è attaccare

1) La differenza tra criticare e attaccare è decisiva: si critica qualcuno quando non si mette in dubbio la sua buona fede, e, nel caso del Papa, gli si vuole sinceramente bene e si desidera capire perché su una certa questione la pensi diversamente da noi. In questo caso uno è in atteggiamento costruttivo e dialogico, cioè ritiene che l’altro in fondo voglia (come fine ultimo) la stessa cosa che vuole lui ed è pronto a prendere in considerazione gli argomenti che l’altro porta per spiegare la sua posizione, disposto a ricredersi davanti alle spiegazioni dell’altro. In questo senso comunque gli scritti del Papa devono essere letti (cosa che non fanno, credo, molti suoi critici) e recepiti con la massima attenzione e simpatia.

Attaccare invece implica che io giudichi l’altro in inguaribile malafede, e quindi non possa che mirare al suo annientamento, un annientamento almeno dialettico e “politico”, se non fisico. E quindi non sono disposto a sentire ragione, ho già deciso in partenza che l’altro ha torto marcio su tutto il fronte e che da lui non può venire niente buono.

false accuse riguardo al dogma

2) Può poi un successore di Pietro essere eretico? Gesù Cristo ha assicurato di no. Vediamo le Sue parole a Pietro (e quindi a ogni suo successore):

«17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».» (Mt, 16, 17-19)

«[31]Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; [32]ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».» (Lc, 22, 31-32)

«15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. (…)» (Gv, 21)

Queste parole sono tradizionalmente state viste dal pensiero cattolico come prova della speciale autorità conferita da Cristo a Pietro (e quindi al suo successore), ad esempio nella polemica con ortodossi e protestanti.

Il Concilio Vaticano I poi ha affermato il dogma della infallibilità pontificia: quando il Papa definisce solennemente una verità di fede è infallibile, grazie a una speciale assistenza dello Spirito Santo.

Certo, infallibilità non equivale a impeccabilità; un papa nasce col peccato originale, e già S. Pietro aveva fatto i suoi sbagli, ad esempio rinnegando Cristo, il quale però lo ha fatto ciò nonostante capo della Sua Chiesa. Né l’infallibilità si estende ad ogni opinione che un Papa possa avere.

Ma esclude comunque che un Papa possa essere eretico. Perché non sarebbe comprensibile che uno sia eretico in privato e poi magicamente non lo sia più quando fa pronunciamenti dogmatici pubblici.

Quindi coloro che oggi rimproverano il papa di essere eretico, sono eretici loro. Perché pretendono, non cattolicamente, di rapportarsi all’Invisibile senza passare attraverso il visibile, che è la Chiesa, la garanzia della cui autenticità è l’essere in comunione con Pietro: ubi Petrus, ibi Ecclesia.

Oltretutto l’argomento portato, secondo cui il Papa avrebbe adorato un idoletto amazzonico, è oltre che falso, ridicolo: ma chi può credere che un uomo intelligente del XXI secolo adori come dio un idoletto di legno? Con la semplice ragione uno (mettiamo un ateo) potrebbe forse pensare che il Papa non creda in Dio, ma che uno pensi che il Papa creda che Dio sia un idoletto di legno, oltrepassa ogni limite di credibilità e di decenza.

false accuse riguardo all’etica

Oltre al risibile argomento dell’idoletto amazzonico ci sono le obiezioni sul piano dell’etica: papa Francesco non sarebbe in linea con la tradizione cattolica sul matrimonio, sul celibato ecclesiastico e sulla omosessualità.

Anzitutto va detto che in ambito etico non esistono dogmi. Come sa chi conosce la lingua greca (antica) dogma significa qualcosa che deve essere creduto, non qualcosa che deve essere fatto. Riguarda l’ontologia, non l’etica. E si è eretici se si nega qualcosa di dogmatico. Le obiezioni che ora vediamo riguardano l’ambito etico, non quello dogmatico. Quindi se anche il Papa sbagliasse in tali questioni, cosa che noi non crediamo vera, non sarebbe per ciò eretico. Ricordo l’ironia sferzante con cui Il Sabato bollava, se ben ricordo a fine anni ‘80, quanti tra i cattolici ultraconservatori, scapitavano perché Giovanni Paolo II proclamasse solennemente il dogma dell’aborto come peccato abominevole. Cosa assurda, proprio perché si tratta di questione etica, e non dogmatica.

Non affermerebbe anzitutto con sufficiente forza l’indissolubilità del matrimonio, dato che ha aperto con l’Amoris laetitia alla comunione ai divorziati risposati. In realtà: a) la linea di una possibile comunione ai divorziati parte da prima di papa Francesco, per non parlare della facilità con cui la Sacra Rota ha concesso annullamenti di matrimoni negli ultimi decenni, tanto da spingere un allarmato Giovanni Paolo II a strigliare tale Tribunale ecclesiastico, b) come ha spiegato Carron, in linea con Giussani, il punto è che la grazia soprannaturale non è effetto della buona volontà umana e delle buone azioni umane, ma ne è causa. Senza la grazia l’uomo non riesce a essere buono. Quindi prima c’è l’incontro, poi uno capisce che deve cambiare. Pretendere che uno cambi prima è moralismo farisaico e pelagiano. Certo, uno che si accostasse ai sacramenti con l’intenzione di continuare a peccare, farebbe male. Ma la Chiesa non può giudicare preventivamente le intenzioni, non potendo leggere nel pensiero e essendo costretta dal Suo Maestro a perdonare 70 volte 7.

Il celibato ecclesiastico non è certo un tema ricorrente nel pontificato di papa Bergoglio: io credo che esso sia un valore e mi auguro che resti la norma. Ma ammettere delle eccezioni non sarebbe scandaloso, dal momento che a) nei primi tempi della Chiesa non solo molti Apostoli, tra cui S.Pietro, erano sposati, ma anche dei vescovi, allorché S.Paolo raccomanda che un buon vescovo «non sia sposato che una sola volta», b) ancora successivamente e ancora oggi ci sono Chiese orientali in comunione con Roma (anche ai tempi di Pio X, Pio XI e Pio XII, mi risulta) che ammettono il matrimonio dei presbiteri.

C’è poi il tema della omosessualità: su Avvenire del 22/10/2020 si trova una interessante sintesi di quanto, nel corso del suo pontificato, papa Francesco ha detto in proposito. In effetti il 21 ottobre 2020 è stata diffusa la notizia che il papa si è detto favorevole alle unioni civili; gli vengono attribuite queste parole:

«Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo.»

Osserviamo in proposito che

  • bisogna distinguere non solo tra dogma ed etica, ma anche tra essenziale e non-essenziale (alla fede): nel corso della storia è stata ricorrente la tentazione di assolutizzare del relativo (del non-essenziale), salvo poi successivamente doversi ricredere; è successo con il geocentrismo, ritenuto ancora con il processo a Galileo essenziale alla fede, cosa successivamente smentita; è successo con il fissismo biologico anti-evoluzionista, ritenuto a lungo essenziale alla fede, cosa successivamente smentita; è successo con la democrazia, ritenuta a lungo incompatibile con l’essenziale della fede, cosa successivamente smentita; è successo con la libertà religiosa, ritenuta a lungo incompatibile con l’essenziale della fede, cosa successivamente smentita; ma in fin dei conti è quello che è successo con Gesù Cristo: i farisei e gli scribi pensavano di aver capito tutto di Dio: e Lo hanno crocifisso. È un effetto del peccato originale originale pensare di aver capito tutto, in quanto è espressione di superbia e autosufficienza. Ora la Chiesa ha ricevuto la promessa dal Suo Maestro di non (poter) sbagliare sull’essenziale, cioè sul Dato rivelato, di cui si fa davvero esperienza, in comunione con Pietro, ma non sul non-essenziale, cioè su come il Dato si rifletta sulle questioni “profane”.
  • Il problema dell’assetto giuridico delle coppie omosessuali è un caso di problema non-essenziale, cioè non immediatamente deducibile dal Dato dogmatico. È infatti un problema che richiede l’apporto delle conoscenze “profane”, soprattutto le scienze della psiche umana. Che evolvono nel tempo.
  • In questo senso, sotto Giovanni Paolo II, la Chiesa cattolica è giunta a una consapevolezza nuova sulla questione, come emerge dal Catechismo del 1992, frutto di una collaborazione di tutto l’episcopato mondiale (a cui si presume afferisca il clero di tutto il mondo, con il suo ascolto delle confessioni e la sua opera di direzione spirituale, e che si presume si informi con le più aggiornate risultanze scientifiche). Nel nuovo Catechismo si supera l’idea di omosessualità come scelta, e si accetta l’idea che essa sia una condizione «profondamente radicata» (cioè praticamente inestirpabile) in cui si trovano alcuni esseri umani.
  • La linea di papa Francesco non è altro che una coerente applicazione del Nuovo Catechismo.
  • La sue parole sulle unioni civili, se confermate (ho dei dubbi sulla autenticità della frase «Mi sono battuto per questo»), non significano un avvallo al comportamento omosessuale, ma la presa d’atto che una qualche forma di realizzazione affettiva debba pur essere accordata, anche a livello giuridico, a chi non «ha scelto», ma «si trova» in una condizione, che pur io ritengo e credo anche il papa ritenga patologica.
  • La paura che molti hanno di ammettere una qualche forma di riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali, nasce, presumo, dall’erronea idea di un contagio. Ma la condizione“diversa” non può essere contagiosa, per la semplice ragione che, proprio per il fatto di essere patologica, non è desiderabile. Ma è frutto di vissuti di sofferenza.

falsi dubbi sulla legittimità del papa

C’è però una obiezione: certo, un papa non può essere eretico, ma Bergoglio non è veramente papa. Risposta: e chi lo dice? Lo dice forse, lo ha detto forse colui che i critici di papa Francesco non possono non considerare un vero papa, cioè papa Benedetto XVI? Perché, se Bergoglio non fosse il legittimo papa, papa Benedetto XVI lo riconoscerebbe invece come tale? Perché non lo denuncerebbe (/non lo avrebbe denunciato) come impostore? Perché non avrebbe chiesto un nuovo conclave?

Di più: c’è forse un vescovo, o un cardinale, al mondo, che non riconosca papa Francesco come legittimo papa? Non c’è.

A chi spetta stabilire se uno è papa legittimo? A Socci o ai cardinali e ai vescovi?

le reali motivazioni

Se uno legge i discorsi del Papa e ascolta, con un minimo di simpatia, quanto lui dice, non può non essere edificato e aiutato nella fede. La cartina di tornasole è la pace. E la letizia.

Perché allora tanto astio? Non per motivi di fede, ma per motivi politici. Per conservare cioè qualche privilegio materiale, dato che dà fastidio che il Papa dica di aiutare i poveri. Dato che il Papa non si accontenta della ortodossia, ma chieda anche l’ortoprassi. Le opere (vedi lettera di S.Giacomo).
Ed è brutto che si metta in dubbio un pilastro delle fede per motivi politici. E’ brutto guardare alla fede a partire dalla politica.

A me pare che bisognerebbe invece guardare alla politica a partire dalla fede.

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